Il cammino di Santiago, appunti di una pellegrina

–di Giuliana Moscati–

10 agosto ‘07

Il treno da Bayonne arriva in perfetto orario a St Juan Pied de Port e riversa  nell’ultimo paesino francese sui Pirenei prima del confine spagnolo, decine di pellegrini che,  come me, intraprendono il Camino di Santiago. Ognuno col suo zaino carico di quel pochissimo che servirà sul cammino, ma colmo di speranze, aspettative e voglia di scoperta. All’ufficio di Accueil du Pelegrin  appongono il sigillo sulla credenziale, mi consegnano la mappa e mi augurano Buon Cammino!

Dopo 12 km di montagna tra boschi meravigliosi di felci, pini e querce, pascoli infiniti di pecore, mucche e cavalli, arrivo al rifugio Orisson. Fa freddo. Sono felice. Penso che intraprendere questo cammino sia stata la migliore idea degli ultimi 37 anni. Sono serena. Non vorrei essere in nessun altro posto. Sono forte. Mi sento bene.

Cruz de Hierro
Cruz de Hierro

15agosto ‘07

Sulla strada per Ponferrada passando per la Cruz de Hierro, uno dei punti più alti del Cammino, ho già percorso 153 km dall’inizio. Penso che il cammino sia una metafora della vita: sulla strada si incontra gente, ma ognuno deve percorrere il proprio Cammino. Non è giusto forzarsi per seguire l’andatura di qualcun altro più veloce o più lento, bisogna seguire il proprio passo. E ogni passo sul cammino ti impone una scelta. Devi prestare molta attenzione a dove metti i piedi, ogni passo può esserti fatale. Così nella vita, non puoi fare le cose con leggerezza e superficialità.

28 agosto ‘07

Mancano 50 km a Santiago de Compostela, ma ho le caviglie a pezzi. Non riesco a camminare. Mi trascino e in tre ore percorro solo tre km. Gli altri mi sorpassano, le bende che ho messo alle caviglie mi stringono, la pomata mi pizzica la pelle. Soffro da impazzire. Poi vedo una chiesetta medioevale, entro per farmi apporre il sigillo sulla credenziale e mi danno un’immaginetta di Santiago. Da quando sono partita è la prima volta che lo vedo in faccia. Capisco che devo cambiare terapia. Tolgo le bende, lavo via la pomata, stringo Santiago al cuore e mi rimetto in cammino. Capisco che ho peccato di superbia. Il Cammino ci vuole umili. Ho pensato di essere invincibile, di poter macinare chilometri senza conseguenze e sono stata punita. Ora ho capito, ho imparato l’umiltà.

30 agosto ‘07

L’arrivo a Santiago de Compostela avviene da una strada rumorosa che attraversa la periferia. Dopo due ore in città si iniziano ad intravedere le guglie della cattedrale. Man mano che ci si avvicina mi rendo conto della maestosità e dell’imponenza della struttura. Penso a tutta la strada fatta, a quello che ho visto e a quello che ho sentito. All’ufficio del Pellegrino mi consegnano la Compostela, l’attestato di Pellegrino. Non l’ho fatto per questo. Dopo aver percorso diverse centinaia di chilometri sono sempre più convinta che l’importante è il cammino e non la meta.

 

Arrivo a Santiago
Arrivo a Santiago
cattedrale
cattedrale di Santiago

 

2 commenti su “Il cammino di Santiago, appunti di una pellegrina

    1. grazie. E’ stata un’esperienza fondamentale. Spero di riuscire ascriverne di più a breve

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