Il Museo Diocesano di Salerno, uno scrigno pieno di magia

Nel cuore della vecchia Salerno, a due passi dalla Cattedrale c’è il palazzo del Seminario Vescovile. Fondato dall’arcivescovo Cervantes nel 1563, nel corso dei secoli ha subito svariati rimaneggiamenti e lavori di ampliamento per ospitare seminaristi con la vocazione al sacerdozio durante quattro secoli. Nel 1980, a seguito dei danni provocati del sisma, il palazzo è stato chiuso e i seminaristi trasferiti.

Dopo 10 anni di lavori di restauro, dal 1990 il palazzo ospita il Museo Diocesano San Matteo e i meravigliosi reperti appartenenti alla Curia hanno trovato una degna collocazione, che però solo dal 2012 è possibile ammirare con regolarità.

Le sale del Museo si susseguono in ordine cronologico. Si inizia dall’anno Mille e si termina nel XVII secolo.

Il fiore all’occhiello del Museo è sicuramente la collezione degli avori. La più vasta e completa serie di tavolette eburnee del Medioevo cristiano esistente al mondo. 69 scene dal Vecchio e Nuovo Testamento, datate tra il 1084 e la fine del XII secolo.

L’opera più intrigante del Museo si trova nella seconda sala. Il Crocifisso e Dolenti, un dipinto su legno in cui il viso, dall’espressione serena e per nulla sofferente, risulta un po’ staccato dalla tavola.

La leggenda vuole che Barliario, un alchimista vissuto intorno al 1200 a cui si attribuisce la creazione in una notte del Ponte del Diavolo, si prostrò ai piedi del crocifisso nella chiesa di San Benedetto per tre giorni e tre notti per chiedere perdono dei suoi peccati, finché il cristo abbassò il capo in segno di assenso.

 

Nella sala dedicata al Rinascimento trovano collocazione delle bellissime Madonne di Andrea Sabatini.

L’ultima sala, dedicata al seicento napoletano racchiude una serie di dipinti molto interessanti, tra cui una Giuditta, inizialmente attribuita al Caravaggio e opere di Luca Giordano.

Per chiudere, una curiosità. All’interno del Museo è conservata una copia della Sacra Sindone, considerata la più antica esistente al mondo. La si può ammirare però, soltanto nei giorni in cui l’originale viene esposta a Torino.

(grazie a Sabrina Prisco per il racconto delle curiosità)

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